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Da comunità che sostengono a comunità sostenibili

Una nuova Settimana, la settima. 

Un appuntamento significativo, per le realtà che lo promuovono, lo animano, lo frequentano, e per la comunità regionale stessa. Che ne viene investita e alla quale vengono rinviate le domande che noi ci poniamo e presentate le risposte che tentiamo di dare. 
 
Perché la Settimana è questo: un’occasione per ri-tessere fili, relazioni, legami, connessioni, quanto mai importanti ora, in momento di ripartenza ma anche di smarrimento; come re-iniziare, portandoci la lezione della pandemia, per un nuovo cammino, per un nuovo modo di stare insieme, per mettere al centro le persone “come soggetti portatori di diritti inalienabili e non come consumatori, come cittadini responsabili e non come individui alla ricerca del proprio particolare”.  Non è facile pensare a come ridefinire oggi relazioni, spazi di vita, rapporto con l’ambiente, ma ci proviamo, sia sul piano della elaborazione che su quello della pratica quotidiana, dentro le nostre realtà, dentro le comunità grandi e piccole della nostra regione. 
 
In questa settima edizione al centro vogliamo porre la questione ambientale. 
 
E la vogliamo affrontare puntando, con una prospettiva particolare, oggi, crediamo, ineludibile. Una prospettiva che mette l’attenzione sugli aspetti legati all’inquinamento, al consumo delle risorse, alle distruzioni ambientali, al riscaldamento globale, ma che si connette fortemente con le questioni legate alla  giustizia sociale, alle povertà, alle esclusioni per arrivare alla questione nodale, quella del modello economico ed alla sfida dell’economia solidale circolare. 
 
Cosa c’entra la Settimana dell’Accoglienza in tutto questo?
 
Perché le nostre comunità se ne sentono investite?
 
Come Cnca, Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, come organizzazioni del terzo settore che vi aderiscono, nasciamo molti anni fa per provare a dare risposte alle persone più fragili, più in difficoltà, più allontanate da una società che non è molto accogliente nei confronti di chi non può produrre e può consumare. Nasciamo con una visione del mondo diversa, divergente, a volte di forte contrasto; non solo per dichiarare una nostra propria visione, ma per praticare, mettere in concretezza, sperimentare nuove strade, nuove prospettive, individuare nuovi modelli. Non vogliamo limitarci a curare le ferite, ad accogliere chi fa più fatica, ma vogliamo affermare nuovi modelli sociali, più equi, inclusivi, giusti, capaci di riconoscere e tutelare diritti inalienabili. Vogliamo restituire visibilità, dignità e futuro a chi ne è stato privato. 
 
Contrastare quindi la cultura dello scarto, scarto di risorse, ma anche scarto di persone, di vite (per citare Bauman e Papa Francesco), significa anche dobbiamo mettere in discussione il nostro rapporto col Pianeta, diminuire la pressione sulle risorse, riavviare cicli virtuosi dove non sia sufficiente riciclare, ma questo significa diminuire la spreco, il rifiuto, riequilibrando la distribuzione di beni, opportunità, ricchezze e quindi favorendo la giustizia sociale. Lo scrive in modo netto Papa Francesco nella Laudato si, quando afferma che la cura autentica della nostra vita e delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri. Non esiste ecologia senza giustizia, non esiste giustizia senza ecologia. 
 
Come dice con chiarezza Fabrizio Barca “oggi più che mai, appare evidente che sono i diseredati della terra, le persone che stanno nelle condizioni sociali peggiori a subire l’impatto più forte quando c’è un disastro ambientale, quando arriva un disastro climatico o un disastro pandemico, il quale a sua volta è collegato ad un uso improprio della natura.”
 
Ma anche noi, privilegiati, siamo direttamente coinvolti dagli effetti di una concezione della natura completamente distorta, di dominio, di consumo, che lascia dietro di sé, cementificazioni, devastazioni, montagne di scarti. L’intreccio tra «gruppi esclusi» e i rischi ambientali è molto più profondo di quel che si pensi: i luoghi dove sono maggiormente presenti i gruppi sociali più vulnerabili (tipicamente immigrati, minoranze etniche, bambini, donne, disabili, poveri, comunità Lgbtq+) sono anche quelli dove vengono insediati gli impianti a più alto impatto ambientale, dove dominano precarietà, insicurezza, degrado. 
 
Quindi c’è una evidente interconnessione fra la crisi ambientale e la crisi sociale: cambiamenti climatici e salute delle persone, tutela della biodiversità e accesso all’alimentazione, fonti energetiche rinnovabili e sicurezza energetica, riduzione dell’impronta idrica e diritto a una prosperità sostenibile, sono tutti temi fortemente collegati (Silvano Falocco).  
 
Cosa vogliamo proporre durante la settimana?
 
Quello che vogliamo fare in questa Settimana è ragionare sulla questione ambientale, sia a livello generale che su scala più ridotta, per arrivare fino a noi, ai nostri comportamenti, al nostro rapporto con l’ambiente, alla relazione che abbiamo con la realtà naturale che ci circonda, avendo ben presente quanto di sociale e quanto di economico ci sia negli approcci alle risorse del Pianeta. E allo stesso tempo quanto un modello produttivo impatta sull’ambiente e nel micro, quanto le scelte individuali di ciascuno di noi abbiamo un impatto a livello globale e non siano mai neutrali. 
 
Una presa in carico per tutti noi, come dice il nostro presidente nazionale Riccardo De Facci: “tutto ciò che sta accadendo richiede di riportare la persona e la comunità al centro di una nuova responsabilità sociale, in un diverso rapporto con la natura, con le risorse energetiche e lo sviluppo economico, ispirandoci ai concetti innovativi dell’economia circolare.”
 
Un invito a tutte le realtà, a tutte le istituzioni, gli enti, i soggetti che a vario titolo si occupano delle tematiche che abbiamo evidenziato per una adesione ed una collaborazione concreta a costruire una Settimana dell’Accoglienza per aiutate il processo verso comunità che siano sempre più sostenibili sul piano della tutela, della giustizia sociale, dell’ambiente, di un’economia attenta al ben-essere e non alla “crescita” a qualunque costo. 
 
Il Presidente CNCA del Trentino Alto Adige
 
Claudio Bassetti

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