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Accoglienza e sicurezza

Articolo di Claudio Bassetti, Presidente Cnca Trentino Alto Adige-Südtirol
Pubblicato sul quotidiano l’Adige

Ho letto con molto interesse l’intervista su l’Adige al sindaco di Trento Franco Ianeselli sul tema della sicurezza. Per un duplice motivo: il primo, comprendere la lettura su questa materia da parte del primo cittadino del capoluogo e le possibili soluzioni da lui ipotizzate. Il secondo riguarda, invece, da vicino, il Cnca, Coordinamento nazionale delle comunità accoglienti, che ha centrato la prossima Settimana della Accoglienza, in programma da 25 settembre al 3 ottobre, proprio sulla questione delle sicurezze.

Sicurezze perché plurali sono le dimensioni che vogliamo esplorare; certo quella urbana, della vivibilità delle città e dei paesi, del sentirsi sicuri nel percorrere le strade e protetti nelle proprie abitazioni. Ma comprendendo allo stesso tempo che esistono bisogni di sicurezza di dimensione più ampia, che investono i singoli, la vita di ogni cittadino e che insieme concorrono direttamente a determinare le condizioni generali di benessere o malessere di una comunità.

Il sindaco parla di visione complessiva, non enfatizza il solo ruolo repressivo in capo alle istituzioni, ma guarda preoccupato alle devianze sociali, al recupero delle persone che escono dal carcere, ad una accoglienza dignitosa dei richiedenti asilo. Indicando strategie operative come l’educazione alla legalità, la costruzione di relazioni positive, il miglioramento dei servizi sanitari, l’intensificazione delle politiche sociali.

Ci conforta un approccio di questa natura, che, non ignorando il problema, ne definisce un contorno più ampio e una strategia che non è solo di tipo sicuritario e che ha delle assonanze con quanto andremo a breve a proporre nella dodicesima edizione della Settimana della Accoglienza.

Da molto tempo ci interroghiamo, dentro le nostre organizzazioni, sulle fragilità dei singoli e delle comunità. Il nostro è il tempo delle incertezze, delle accentuate disuguaglianze, dei conflitti, delle paure: ogni cittadino si trova spaesato e impreparato, acuendo il senso di insicurezza e impotenza dentro una società che pare aver smarrito la dimensione comunitaria. Ci sono due tipi di rischi: da un lato il progressivo distacco dalla partecipazione alla cosa pubblica. Dall’altro il credito a chi propone soluzioni semplicistiche, ispirate a populismo e derive sicuritarie, che individuano nelle persone più fragili ed emarginate le responsabili delle nostre paure.

È un tempo, lo scrive in modo efficace Alessio Zanoni, Sindaco di Riva, «nel quale la legge del più forte torna a presentarsi come una virtù, l’interesse particolare viene scambiato per bene comune e ci viene ripetuto che bisogna difendersi, riarmarsi, chiudersi. La paura è diventata la più efficace forma di governo, perché un popolo impaurito smette di interrogarsi sulle cause dei problemi e si accontenta di trovare qualcuno da incolpare».

È la logica che porta ai decreti legge, l’ultimo dei quali definito antimaranza. Esemplificativo di tutti gli altri decreti, per la logica da spot con il quale viene comunicato, come scrive su questo giornale Duccio Canestrini: «Un provvedimento che trasforma una categoria sociale dai confini incerti in un target anagrafico e politico, appiattendo – continua Canestrini – in un’unica categoria minacciosa esperienze molto diverse: dai ragazzi che fanno una festa rumorosa a un manipolo di giovani rapinatori».

Una delle tante risposte securitarie, questa rivolta al disagio giovanile, che manifesta purtroppo anche reati (con dati in linea con gli anni precedenti). Ma evita di intervenire sull’emergenza reale che riguarda, come sottolinea il pedagogista Fabiano Lorandi, «una pandemia non percepita» determinata anche dalla dipendenza da sostanze che poi spesso si lega a dipendenze comportamentali, quali «l’utilizzo precoce e compulsivo dei dispositivi digitali, il gaming che spazia dal gioco d’azzardo ai videogiochi da soli o in rete sul web».

Risulta più semplice produrre decreti sicurezza che affrontare i problemi che generano reale incertezza e fatica quotidiana. L’emergenza casa, la salute come merce e non come diritto, il posto di lavoro e la sicurezza sul posto di lavoro, le disuguaglianze sempre più crescenti, i cambiamenti climatici che accentuano ancor più le differenze sociali.

Siamo convinti che la sicurezza sia un bene relazionale, fondamentale per garantire persone e comunità, da non usare però per limitare le libertà individuali, inibire il dissenso, aumentare tipologie di reati e relative pene, creare ulteriori disuguaglianze fra cittadini, disarticolare le comunità, rendere le persone più sole, più impaurite e più ricattabili.

Con la Settimana vogliamo aiutare a superare, anche con l’uso ragionato dei dati, la lettura critica di stereotipi e costruzioni ideologiche. Sentiamo la necessità di offrire sguardi, interpretazioni, e anche prospettive diverse, modi diversi di vivere per le persone e le comunità. Fornendo un contributo di pensiero, che va ad aggiungersi a quello concreto e quotidiano dato sul territorio, anche in collaborazione con le istituzioni locali, da parte delle nostre organizzazioni e da centinaia di operatrici e operatori, volontarie e volontari in favore della comunità trentina con particolare attenzione alle persone più fragili.

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