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Povertà, sicurezze, comunità

Intervento agli Stati Generali del Welfare

Siamo agli atti conclusivi della Settimana della accoglienza.

Sicurezze: vivere la comunità. Un tema declinato in molti modi, con cura, con profondità, con intelligenza. Nelle varie declinazioni emerge con costanza la questione povertà. Non poteva essere diversamente. Perché investe componenti sempre più ampie della società. 

Una delle insicurezze più rappresentate negli incontri riguarda le prospettive sulla stabilità economica di tante famiglie, sulla capacità di far fronte a spese impreviste, sulla certezza di poter trovare e permettersi una abitazione, sulla garanzia di accesso al sistema sanitario. Quale sicurezza fornisce un welfare che mostra evidenti segni di crisi, che viene smantellato pezzo per pezzo?   

Non è novità, non lo è per CNCA che da sempre si impegna a contrastare, a livello nazionale come in ambito provinciale, disuguaglianze e povertà.

Con particolare determinazione negli ultimi anni perché disuguaglianze e povertà crescono e si allargano.

Una tendenza emersa con nettezza anche nella Conferenza di informazione sul fenomeno della povertà in Trentino che si è svolta il 26 maggio 2025 presso il Consiglio provinciale, richiesta trasversalmente da maggioranza e minoranza sollecitata proprio da CNCA. 

Interventi di alto profilo hanno disegnato una situazione che meritava la massima attenzione da parte dei decisori politici.  

Al contrario la conferenza però ha visto una ridotta presenza dei consiglieri provinciali, in particolari della maggioranza. Non lo dico per fare polemica ma per sottolineare come la povertà non sia al centro del dibattito, né a livello locale ancor meno a quello nazionale.

Ne deriva che a questa situazione così preoccupante dal punto di vista sociale non corrispondono vere politiche di contrasto alla povertà. Che spesso combatte i poveri invece che la povertà. 

Alimentando un pensare oggi diffuso che essere poveri è una colpa invece che un effetto di un sistema economico ingiusto, di scelte politiche che privilegiano i privilegiati. 

 

I Dati

Nel quinquennio 2021-26 in Trentino il costo della vita è cresciuto quasi del 30%. I costi energetici del 65%, gli affitti quasi del 20%, il carrello della spesa del 30%. In questi cinque anni sono cresciuti in modo molto inferiore le retribuzioni e il potere d’acquisto dei trentini si è ridotto di circa il 10%!

Ci sono 40.000 lavoratori (con le loro famiglie) che rientrano nel lavoro povero (con retribuzioni di 8-9€ all’ora! Lavorano ma non possono mantenersi.

Le donne guadagnano in media il 5,6% all’ora in meno degli uomini. Il loro reddito annuale è inferiore del 20-25% di quello maschile perché le donne lavorano più spesso part-time e registrano un tasso di occupazione inferiore.

Fra i  50.000 e i 60.000 trentini vivono in condizione di rischio povertà (circa il 9% della popolazione). Senza considerare lavoro nero e irregolare (anche in Trentino).

 Si stimano in Trentino circa 21.600 lavoratori irregolari, con un giro d’affari che si attesta intorno ai 728 milioni di euro. (dati Istat)

Due terzi dei contratti in agricoltura riguardano lavoratori stranieri, con un preoccupante emersione di casi di caporalato. 

 

La povertà minorile 

Un aspetto fra i tanti che ci preoccupa molto è quello che tocca la povertà minorile 

Se sei un bambino o una bambina la probabilità di essere in una condizione di povertà aumenta! Circa 8.000 bambini e bambine trentini sono poveri. Ma non se ne parla e non indigna!

 La povertà relativa minorile (che condiziona opportunità, crescita, realizzazione personale, sviluppo psico-fisico) era salita all’11,4 nel 2022 e si può stimare, dal trend di crescita relativo a tutta la popolazione, almeno all’11,8 nel 2023. 

Sono tutti dati più alti di quelli medi relativi all’intera popolazione che segnava nel 2023 un 9,2%. E con un incremento di oltre 3 punti rispetto al 2019. (dati CRC. Convention on the Rights of the Child).

Con riferimento al dato nazionale (che si ritrova proporzionalmente anche in Trentino) la diffusione del fenomeno povertà aumenta al crescere del numero di figli minori presenti in famiglia (6,5% per le coppie con un figlio minore, 10,6% per quelle con due figli minori e 21,0% per le coppie con tre o più figli minori) ed è significativa tra le famiglie monogenitore con minori (13,3%).

Avere figli, essere bambini e bambine espone ad un maggior rischio di povertà. Anche in Trentino.

Da diversi anni è sostanzialmente bloccato l’ascensore sociale: pochissime persone si affrancano da condizioni sociali di svantaggio, migliorando il proprio livello socio-economico. Se nasci in una famiglia povera molto probabilmente sarai a tua volta povero. 

 

Un ultimo aspetto, non meno rilevante.  

Riguarda le organizzazioni che lavorano nel terzo settore, ma investe la comunità tutta. 

Operatori e operatrici si trovano ad esercitare la professione in un clima culturale che tende a considerare la povertà una colpa e il welfare un privilegio da abolire; in una realtà che vede le comunità sfaldarsi e le persone in difficoltà aumentare, le fragilità espandersi, la precarietà diventare prassi. 

Nonostante la complessità e la scarsa considerazione sociale del loro ruolo trovano nel proprio lavoro un senso profondo, una coerenza con il proprio percorso di vita e un riconoscimento importante da parte delle organizzazioni. 

Come terzo settore dobbiamo preoccuparci delle criticità strutturali legate alla mancanza di opportunità di crescita, al sovraccarico e al rischio di burnout e non ultimo retribuzione inadeguata. Il personale operante in questo settore è consapevole del disinvestimento politico e istituzionale che emerge da bandi sempre più stringenti, con un carico burocratico pesante e un lavoro complesso e di frontiera come quello nei servizi per le migrazioni.  

Al fine di tutelare la dignità del lavoro sociale in questo ambito diventa necessario un impegno a più livelli: da un lato, investire nella sostenibilità delle condizioni di lavoro, promuovere percorsi di sviluppo professionale e consolidare una cultura organizzativa che sappia valorizzare l’impegno quotidiano del personale senza sacrificarne il benessere. Abbiamo poi la necessità, il dovere di recuperare un ruolo politico, di stimolo. Molte realtà hanno rinunciato a denunciare disuguaglianze, a promuovere cambiamento sociale. Si limitano a fare gli erogatori di servizi (pur necessari) e si guardano bene dal prendere posizione, dall’esprimere idee dissonanti, dallo schierarsi esplicitamente dalla parte di poveri, fragili, marginali. 

Come ebbe a dire l’indimenticato Presidente dell’Uruguay: Un Paese civile non è quello dove i ricchi hanno macchine di lusso ma dove i poveri possono andare dal dentista. Pepe Mujica

 

Trento, 03 ottobre 2026 

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