
Giornata della memoria e dell’accoglienza, 2025
Discorso di Joseph Tassone, Dirigente Comunale dei Servizi Funerari
In teoria nessuno è contrario a fare memoria e ad accogliere, e ciò, alla fontana dell’umanità, è acqua fresca che zampilla. In pratica però quell’acqua si disperde in mille rivoli tra distinguo, cautele, contingenze, interessi superiori. E cosi non ristora chi ha sete.
Oggi, difronte a questa stele, accanto a questo telo blu non ci interessa il perché e non ci interessa il come. Oggi la nostra sola cura è il CHI. E quel CHI è ogni singola vita che si è spenta:
- tra le onde di un mare oscuro e straniero.
- sotto il sole del deserto che abbácina, appanna ai pensieri, secca la gola.
- nel fumo di scappamento di un tir, lungo una qualsiasi autostrada d’Europa, la nostra Europa.
- tra le mura scrostate di un campo di raccolta, dove l’uomo nell’uomo non vede più suo fratello.
Ogni singola vita che non è più ci interroga.
- interroga la nostra coscienza di uomini e donne del benessere.
- interroga la nostra coscienza di padre, di madre, di amico.
- interroga la nostra coscienza di operatori sociali, religiosi, economici.
- interroga infine la coscienza delle nostre istituzioni pubbliche.
Tutte le istituzioni e tutte le persone che ne fanno parte, senza distinzione di ruolo, dall’ultimo neo assunto ai vertici della Repubblica, pur nella differenza delle responsabilità.
Alla voce e alle mani di ognuno di noi è affidata la risposta all’interrogativo che questa giornata di commemorazione istituita da una legge dello Stato, non dimentichiamolo ci pone:
- vogliamo essere una comunità pigramente appagata del proprio piccolo spazio comodo
oppure
- vogliamo essere una comunità accogliente, che sa fissare il proprio sguardo in quello di ogni altro essere umano, anche quando costui è lacero, antiestetico, inquietante, difficile, in una parola: nel bisogno?
Essere qui oggi è già una risposta, un flebile, ma convinto si. Grazie